Glossario
L’Istituto Nazionale di Statistica classifica i comuni italiani in cinque zone altimetriche in base ai criteri contenuti nella pubblicazione Istat “Circoscrizioni statistiche” – Metodi e norme, serie C, n. 1, dell’agosto 1958 (Pagg. 7-10).
Le cinque zone altimetriche sono:
1. Zona altimetrica di montagna (distinta in interna e litoranea). Per “zona di montagna”, ai fini statistici, si intende il territorio caratterizzato dalla presenza di notevoli masse rilevate aventi altitudini, di norma, non inferiori ai 600 metri nell’Italia settentrionale e 700 metri nell’Italia centro-meridionale e insulare. Gli anzidetti livelli altitudinali sono suscettibili di spostamento in relazione ai limiti inferiori delle zone fitogeografiche dell’Alpinetum, del Picetum e del Fagetum, nonché in relazione ai limiti superiori delle aree di colture in massa della vite nell’Italia settentrionale e dell’olivo nell’Italia centro-meridionale e insulare. Le aree intercluse fra le masse rilevate, costituite da valli, altipiani ed analoghe configurazioni del suolo, s’intendono comprese nella zona di montagna.
2. Zona altimetrica di collina (distinta in interna e litoranea). Per “zona di montagna”, ai fini statistici, si intende il territorio caratterizzato dalla presenza di notevoli masse rilevate aventi altitudini, di norma, inferiori ai 600 metri nell’Italia settentrionale e 700 metri nell’Italia centro-meridionale e insulare. Gli anzidetti livelli altitudinali sono suscettibili di spostamento in relazione ai limiti inferiori delle zone fitogeografiche dell’Alpinetum, del Picetum e del Fagetum, nonché in relazione ai limiti superiori delle aree di colture in massa della vite nell’Italia settentrionale e dell’olivo nell’Italia centro-meridionale e insulare. Eventuali aree di limitata estensione eventi differenti caratteristiche, intercluse, si considerano comprese nella zona di collina.
3. Zona altimetrica di pianura. Per “zona di pianura”, ai fini statistici, s’intende il territorio basso e pianeggiante caratterizzato dall’assenza di masse rilevate. Si considerano nella. zona dì pianura anche le propaggini di territorio che nei punti più discosti dal mare si elevino ad altitudine, di regola, non superiore ai 300 metri, purché presentino nell’insieme e senza soluzione di continuità, inclinazione trascurabile rispetto al corpo della zona di pianura. Si escludono dalla pianura i fondivalle aperti ad essa oltre l’apice delle conoidi fluviali ancorché appiattite e si escludono, altresì, le strisce litoranee pianeggianti di modesta estensione. Eventuali rilievi montagnosi o collinari, interclusi nella superficie pianeggiante e di estensione trascurabile, si considerano compresi nella zona di pianura.
Tenuto conto dell’azione moderatrice del clima da parte del mare le zone altimetriche di montagna e di collina sono state divise, rispettivamente, in zone altimetriche di montagna interna e collina interna e di montagna litoranea e collina litoranea, comprendendo in queste ultime i territori, esclusi dalla zona di pianura, bagnati dal mare o in tale prossimità di esso, da risentirne notevolmente i benefici effetti climatici.
Tali zone derivano dall’aggregazione di comuni contigui e sono identificate sul territorio sulla base di valori soglia altimetrici. Molti comuni si estendono territorialmente dalla montagna alla collina o dalla collina alla pianura, coprendo, talvolta, tutte e tre le zone altimetriche. Tuttavia, per ragioni di carattere tecnico e amministrativo, è stato adottato il criterio della inscindibilità del territorio comunale, da cui segue che l’intero territorio del comune è stato attribuito all’una o all’altra zona altimetrica, secondo le caratteristiche fisiche e l’utilizzazione agraria prevalente.
Classificazione L.R. n. 9 del 22 giugno 1999
Sulla base di questa legge la Regione ha individuato zone montane ritenute omogenee in applicazione dei criteri indicati dalla legge l. 142/1990 ed ha costituito le 22 attuali Comunità Montane. La legge regionale definisce tre fasce altimetriche e di marginalità socio-economica:
a) classe 1: fascia ad elevato disagio;
b) classe 2: fascia a medio disagio;
c) classe 3: fascia a basso disagio.
Montanità
L’art. 1 della legge 25 luglio 1952, n. 991 - introducendo una definizione generale di zona montana valida per tutto il territorio nazionale - definisce montani i comuni posti per almeno l’80% della loro superficie al di sopra dei 600 metri di altitudine sul livello del mare e quelli nei quali il dislivello tra la quota altimetrica inferiore e quella superiore del territorio comunale non è minore di 600 metri, e nei quali il reddito imponibile medio per ettaro non supera le 2400 lire (in base ai prezzi del 1937-39).
Piano di sviluppo rurale
Il Programma di sviluppo rurale del Lazio per il periodo 2007-2013 del dicembre 2007 individua una zonizzazione per i comuni della regione articolata in 4 tipologie:
- aree rurali ad agricoltura intensiva e specializzata;
- aree rurali con problemi complessivi di sviluppo;
- aree rurali intermedie;
- poli urbani.
Per maggiori dettagli sulla metodologia si rimanda al PSR 2007-2013, e in particolare all’Allegato 1 Metodologia e descrizione delle aree e all’Allegato 2 Zonizzazione: elenco comuni.
Indice di specializzazione di Florence
Si ottiene confrontando il peso dei posti letto nel singolo comune rispetto alla popolazione comunale, con il peso dei posti letto alberghieri rispetto alla popolazione regionale (dati Istat 2001).
IF= (Posti letto strutture ricettive comunali⁄ popolazione comunale residente) diviso (posti letto strutture ricettive regionali/ popolazione regionale residente)
Il valore è pari a 0 (limite inferiore) quando nel comune non sono presenti posti letto; il valore 1 viene ottenuto in quei comuni che presentano una incidenza dei posti letto sui residenti pari all’incidenza dei posti letto regionali sugli abitanti della regione, cioè quei comuni che non sono specializzati rispetto al territorio regionale. Valori < 1 sono propri dei comuni il cui peso dei posti letto è minore del peso degli abitanti; valori >1 infine stanno a significare che il comune è specializzato nei confronti della regione, perché il peso dei posti letto è superiore al peso della popolazione residente.
Indice residenziale turistico comunale
L’indice esprime il rapporto tra le abitazioni occupate e non occupate a scala comunale (dati Istat 2001). Valori dell’indice residenziale turistico comunale (IRTC) > 1 indicano una prevalenza di abitazioni occupate su quelle disabitate, e viceversa per l’IRTC < 1. L’IRTC permette dunque di apprezzare la potenzialità di utilizzo delle seconde case a scopi turistici in un comune.
Dinamica demografica
È il rapporto tra la popolazione del 2006 su quella del 2001 (dati Istat). Valori maggiori o minori di 1 indicano rispettivamente un aumento o una diminuzione della popolazione nell’intervallo temporale di riferimento.
Densità demografica
È il rapporto tra la popolazione residente (dato Istat del 2006) e l’unità di superficie territoriale (ab/kmq). Mostra la distribuzione della popolazione sul territorio.
Indice di vecchiaia
E’ il rapporto percentuale avente a numeratore la popolazione di 65 anni e più e a denominatore quella di 0-14 anni. L’indice, elaborato su dati Istat 2004, fornisce un parametro del ricambio generazionale stabilito sulle due classi di età estreme.
Indice di disoccupazione
Il rapporto percentuale avente al numeratore la popolazione di 15 anni e più in cerca di occupazione e al denominatore il totale della popolazione attiva (dati Istat 2001).
Marginalità
L’indice, elaborato nell’ambito del progetto dell’EIM “Demetra” è stato elaborato combinando la densità e la dinamica demografica, l’indice di vecchiaia e la Superficie Agricola Utilizzata (SAU) confrontata con il dato relativo alla percentuale degli occupati in agricoltura.
Popolazione montana
La percentuale di popolazione residente sulla superficie di territorio comunale classificata montana rispetto alla superficie comunale complessiva (dati Uncem 2007).
Tempo di accesso per ogni singolo servizio
Tempo espresso in minuti per raggiungere, da un generico punto di origine, il punto di interesse più vicino percorrendo la rete stradale. I percorsi sono ottimizzati in maniera da minimizzare il tempo di accesso.
Origine
Punto di partenza per raggiungere un generico punto di interesse. I punti di origine sono distribuiti sul territorio secondo la distribuzione geografica della popolazione. Ogni punto è rappresentativo di una quantità di abitanti secondo il seguente schema:
Popolazione residente compresa tra 100 e 1000: 1 punto di origine per ogni 200 abitanti
Popolazione residente nel comune > 30000: 1 punto di origine ogni 400 abitanti
Comune di Roma: 1 punto di origine ogni 3200 abitanti
Punto di interesse
Sito dove è ubicato un pubblico servizio oppure un punto di accesso per la mobilità a scala locale o nazionale. I punti di interesse considerati sono: città con almeno 30000 abitanti; capoluogo di regione; capoluoghi di provincia; ospedali; stazioni ferroviarie; caselli autostradali; porti turistici; aeroporti; università.
Indice di connettività
Numero che quantifica la rapidità di accesso ai principali punti d’interesse di pubblica utilità (ospedali, caselli autostradali, stazioni ferroviarie, etc.) distribuiti sul territorio regionale. Tale valore dipende dalla qualità e dalla distribuzione della rete viaria e dalla densità di punti d’interesse sul territorio.
Ipotesi di classificazione EIM (Scala nazionale)
Secondo l’ipotesi di classificazione dell’EIM elaborata nell’ambito del progetto “Demetra” sono montani i comuni situati per il 70% della loro superficie al di sopra dei 500 m di altitudine slm ovvero i comuni che abbiano almeno il 40% della loro superficie al di sopra dei 500 m di altitudine slm e nei quali il 30% del territorio presenti una pendenza superiore al 20%. Nelle regioni alpine il limite minimo di altitudine, di cui al periodo precedente, è di 600 metri. Nell’ipotesi di classificazione non sono compresi i capoluoghi di provincia, i comuni costieri e i comuni con popolazione complessiva superiore a quindicimila abitanti.
Classificazione Carta della Montagna
L’indice, elaborato nell’ambito dello studio “Carta della montagna del Lazio” (EIM 2005), è una media ponderata costruita con i seguenti indicatori:
- Quota sul livello del mare: il dato altimetrico è stato normalizzato in modo da ottenere un range di valori compreso tra 0 e 1000. Il valore è omogeneo all’interno del comune.
- Dislivello comunale: è stato derivato dal DEM, attribuendo, mediante operatori spaziali in ambiente GIS, ad ogni comune la differenza tra la quota massima e la quota minima. Il dato ottenuto è stato normalizzato in modo da ottenere un range di valori compreso tra 0 e 1000. Il valore è omogeneo all’interno del comune.
- Pendenza: è stata estratta dal DEM e successivamente normalizzata come i precedenti indicatori. Il valore varia con continuità su tutto il territorio ed è omogeneo all’interno della cella.
- Fito-clima: ad ogni classe fitoclimatica è stato attribuito un valore numerico variabile tra 0 e 1000, crescente al crescere del carattere “montano” del clima e delle associazioni vegetali della classe fitoclimatica. Il valore è omogeneo all’interno della provincia fitoclimatica.
- Franosità: rappresenta la frazione delle aree in frana nel territorio comunale rispetto all’intera superficie. Il dato ottenuto è stato normalizzato per renderlo compatibile con i precedenti indicatori. Il valore è omogeneo all’interno del comune.
Distribuzione altimetrica
Griglia regolare dei valori di quota rappresentata mediante un modello dati raster in cui al valore di ogni pixel corrisponde il valore di quota che compete all’estensione del pixel stesso.
Modello a ombre
Dato geografico raster che mostra un’ipotetica illuminazione e ombreggiatura del rilievo per simulare una rappresentazione tridimensionale.